|
Gesù è in primo piano, in
atteggiamento di abbandono: nell'orto si è già risolta
la crisi interiore della ripugnanza della Sua natura
umana al dolore. Dolore e amore sono i fortissimi
sentimenti che emana, anche se gli occhi sono chiusi. Gli
altri personaggi sembrano riflettere i vari atteggiamenti
degli uomini: chi gode con intima, diabolica
soddisfazione del dolore altrui (il soldato a destra, con
la lancia); chi sentirebbe compassione per il simile che
soffre, ma soffoca l'umano sentimento; e c'è l'ipocrita
che finge compatimento, ma lascia trasparire l'intima
gioia di veder finalmente sconfitto il rivale.
Interessante è Pilato, in un angolo in primo piano:
grassoccio, testa pelata, di scorcio, ha nelle mani stilo
e tavoletta su cui scrive la condanna. È l'espressione
della vigliaccheria, e dovrebbe rappresentare la
giustizia romana (ius suprema lex!). Ma il Vile ha paura
del più forte, lo rivela il lampo degli occhi che
guardano di sottecchi Gesù.
Il Maestro ha l'atteggiamento del vinto, ma sprigiona
un'aura di superiorità divina che dovrebbe affascinare i
presenti, se avessero occhi e sentimenti normali. La
spiegazione l'ha già data Gesù: «Haec est hora tenebrarum».
|
|