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La "Via
Crucis" La "Via Crucis" — già "del Cimitero" — è una delle numerosissime opere religiose di Gaetano Previati, alla quale l’Autore ha dedicato la parte migliore di sé, nello sforzo d’imprigionare l’essenziale, cioè pensiero e sentimento. Compiuta nel 1888, fu fatta restaurare — una prima volta — dopo la guerra dall’Ing. Giuseppe Torno, poiché il tempo la aveva alquanto deteriorata. In anni più recenti subì un trattamento più radicale, che portò all’asportazione degli affreschi — al Cimitero residuano solo le sinopie, peraltro magnifiche — custoditi nella pinacoteca della Villa Rusconi fino a qualche anno or sono: fino a che, cioè, l’incendio infausto della Villa non l’ha resa, per un lungo periodo, totalmente inagibile. L’opera — recentemente esposta al Museo Diocesano di Milano — lascia l’impressione di elementare essenzialità: trascurati sono i particolari, quasi escluso il paesaggio, eccetto lo sfondo del cielo, sempre ispirato nel colore al tono della scena che si svolge. Anche i personaggi di ogni stazione sono limitati nel numero e sono ridotti all’essenzialità dell’espressione. Centro di ogni quadro è sempre Gesù, che di stazione in stazione si fa sempre più curvo. Non ha mai gli occhi aperti, salvo in alcune scene: forse l’Autore si è sentito incapace di rendere la potenza dello sguardo di un Dio. |
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prima stazione |
sesta stazione |
Gaetano Previati (Ferrara, 1852 -
Lavagna, 1920) |
seconda stazione |
settima stazione |
undicesima stazione |
terza stazione |
ottava stazione |
dodicesima stazione |
quarta stazione |
nona stazione |
tredicesima
stazione |
quinta stazione |
decima stazione |
quattordicesima
stazione |
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L’analisi della"Via Crucis" del nostro Cimitero permette di concludere che il Previati ci ha lasciato un’opera di alta spiritualità, che egli non attinge solamente alla tavolozza, ma alla sua sensibilità religiosa, sostenuta e irrobustita dalla fede. Rivivendo pertanto la religione nella sua arte, ritrovò e dimostrò il valore della vita che è soprattutto dolore e amore: ciò che egli sentì e rivelò nel Cristo, la cui umanità, resa potente dalla divinità, è palpitante nelle stazioni del Cimitero, che devono essere gustate nell’insieme, come in un sol quadro, per sentirvi la ragione del martirio del Cristo, in cui il pittore volle attingere il significato del nostro soffrire di quaggiù.
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an AL2009
release
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