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il Santo Crocifisso
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La "Via Crucis" del Venerdì santo
La "Via Crucis" di Gaetano Previati
L'ostensione straordinaria del settembre 2000
per comunicare con il Comitato di Coordinamento

La "Via Crucis"
di Gaetano Previati

La "Via Crucis" — già "del Cimitero" — è una delle numerosissime opere religiose di Gaetano Previati, alla quale l’Autore ha dedicato la parte migliore di sé, nello sforzo d’imprigionare l’essenziale, cioè pensiero e sentimento.

Compiuta nel 1888, fu fatta restaurare — una prima volta — dopo la guerra dall’Ing. Giuseppe Torno, poiché il tempo la aveva alquanto deteriorata. In anni più recenti subì un trattamento più radicale, che portò all’asportazione degli affreschi — al Cimitero residuano solo le sinopie, peraltro magnifiche — custoditi nella pinacoteca della Villa Rusconi fino a qualche anno or sono: fino a che, cioè, l’incendio infausto della Villa non l’ha resa, per un lungo periodo, totalmente inagibile.

L’opera — recentemente esposta al Museo Diocesano di Milanolascia l’impressione di elementare essenzialità: trascurati sono i particolari, quasi escluso il paesaggio, eccetto lo sfondo del cielo, sempre ispirato nel colore al tono della scena che si svolge. Anche i personaggi di ogni stazione sono limitati nel numero e sono ridotti all’essenzialità dell’espressione.

Centro di ogni quadro è sempre Gesù, che di stazione in stazione si fa sempre più curvo. Non ha mai gli occhi aperti, salvo in alcune scene: forse l’Autore si è sentito incapace di rendere la potenza dello sguardo di un Dio.

prima stazione sesta stazione

Gaetano Previati (Ferrara, 1852 - Lavagna, 1920)
la «Via Crucis» (1888)
teoria di affreschi già sotto il portico del cimitero

seconda stazione settima stazione undicesima stazione
terza stazione ottava stazione dodicesima stazione
quarta stazione nona stazione tredicesima stazione
quinta stazione decima stazione quattordicesima stazione

L’analisi della"Via Crucis" del nostro Cimitero permette di concludere che il Previati ci ha lasciato un’opera di alta spiritualità, che egli non attinge solamente alla tavolozza, ma alla sua sensibilità religiosa, sostenuta e irrobustita dalla fede.

Rivivendo pertanto la religione nella sua arte, ritrovò e dimostrò il valore della vita che è soprattutto dolore e amore: ciò che egli sentì e rivelò nel Cristo, la cui umanità, resa potente dalla divinità, è palpitante nelle stazioni del Cimitero, che devono essere gustate nell’insieme, come in un sol quadro, per sentirvi la ragione del martirio del Cristo, in cui il pittore volle attingere il significato del nostro soffrire di quaggiù.

testi di Cecilia Batini (Milano, 1912 - Castano Primo, 1981)
dalla pubblicazione "Castano al suo taumaturgo Crocifisso" (1959)
foto: Robbiati (1959) - Museo Diocesano (2001)

 

                 

an AL2008 release
aggiornato il  21 aprile 2007

 

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