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![]() • Ambrogio di Milano, Commento al Salmo 61, 14 È certamente vero che Gesù ha provato la sete. Felice quella sete del Signore, che ha avuto sete per noi e soprattutto nella sua passione! Lì infatti ha detto: «Ho sete!» (Gv 19,28). Così sentiva sete allora, quando emetteva dal suo fianco correnti d’acqua viva (cfr Gv 19,34) che avrebbero spento la sete di tutti: «Fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Gv 7,38) […] Ho già detto cosa significhi [...]: “Mi sono affrettato a prendere su di me la sete di tutti, per soddisfare tutti con l’abbondanza di una sorgente perenne; chi ricevera da me quest’acqua, non avrà più sete né su questa terra né dopo, come è stato detto alla Samaritana (cfr Gv 4,14)”. • Ambrogio di Milano, Commento al Salmo 37, 32 [Cristo] ha sopportato la lapidazione, ha sopportato ferite persino nel suo cadavere (cfr Gv 19,28). Ma quelle piaghe non mandavano il fetore della penitenza, bensì il profumo della grazia. E così, dalla sua piaga non è scaturita la cancrena mortale, come di solito avviene in tutti questi casi, ma la sorgente di vita eterna, come ci insegna la Scrittura con le parole: «E sgorgherà l’acqua tra il tripudio delle sorgenti della salvezza» (Is 12,3). Dunque, dalla piaga è sgorgata acqua, per abbeverarci di salvezza. «Ne berranno tutti i peccatori della terra» (Sal 74,9»), per liberarsi dei loro peccati. Ti invito a considerare parola per parola. Cristo è stato tormentato dalla miseria, per rendere felici gli uomini che nella miseria vivevano. [...] È stato oppresso lui, per sollevare noi. È. stato rattristato lui, per rendere lieti noi. [...] Rallegriamoci nelle nostre sofferenze (cfr Col 1,24), come Cristo nelle sue sofferenze! E quelle che egli prendeva su di sé a favore dei suoi servi, noi dobbiamo accoglierle su di noi per il Signore! Questo dunque è il fine, che «io completi nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa, di cui sono diventato ministro» (Col 1,24-25). • Ambrogio di Milano, Commento al Salmo CXVIII, III, 8 C’è un albero, che, se lo si punge, emette un unguento. [...] Se l’albero non è inciso, non profuma con altrettanta fragranza; quando invece è stato punto a regola d’arte, allora stilla una lacrima. Come anche Cristo, appeso alla croce, in quell’albero di tentazione versava lacrime sul popolo, per lavare i nostri peccati, e dalle viscere della sua misericordia spandeva unguento, dicendo: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Allora, dunque, appeso a quell’albero, fu punto dalla lancia e ne uscirono sangue ed acqua più dolci d’ogni unguento, vittima gradita a Dio, spandendo per tutto il mondo il profumo della santificazione. [...] Allora Gesù, trafitto, sparse il profumo del perdono dei peccati e della redenzione. Infatti, diventato uomo da Verbo che era, [...] è diventato povero, pur essendo ricco, per arricchirci con la sua miseria; era potente, e si è mostrato come un miserabile, tanto che Erode lo disprezzava e lo derideva; sapeva scuotere la terra, eppure restava attaccato a quell’albero; chiudeva il cielo in una morsa di tenebre, metteva in croce il mondo, eppure era stato messo in croce; reclinava il capo, eppure ne usciva il Verbo; era stato annullato (exinanitus: cfr Fil 2,7), eppure riempiva ogni cosa. È disceso Dio, è salito uomo; il Verbo è diventato carne perché la carne potesse rivendicare a sé il trono del Verbo alla destra di Dio; era tutto una piaga, eppure ne fluiva unguento. • Ambrogio di Milano, Le vergini, III, 5, 22 Perché qualche lettore non sia turbato dal fatto che il Signore ha preso un corpo di dolore, si ricordi che egli provò dolore e pianse per la morte di Lazzaro, e nella sua passione fu trafitto, e dalla ferita uscì acqua e sangue, ed esalò lo Spirito. L’acqua per il lavacro, il sangue per bevanda, lo Spirito per la risurrezione. Infatti un
solo Cristo è per noi speranza, fede, carità: speranza nella
risurrezione, fede nel lavacro, carità nel sacramento. • Ambrogio di Milano, Esposizione del vangelo secondo Luca, II, 86 Che cos’è questo mistero? Che «saranno due in una sola carne», e che «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna» (Gn 2,24; Ef 5,31) [...]. Chi è quest’uomo, per il quale la donna abbandona i genitori? La Chiesa ha abbandonato i genitori, perché è stata radunata dai popoli Gentili, e a lei si dice con parole ispirate: «Dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre» (Sal 44,11). E chi è l’uomo che essa ha seguito se non colui, di cui Giovanni dice: «Dopo di me viene un uomo che sta davanti a me» (Gv 1,30)? Dal suo fianco, mentre egli stava addormentato, Dio trasse una costola (cfr Gn 2,21); egli infatti è colui che si addormentò, e riposò, e risorse, poiché il Signore lo accolse (cfr Sal 3,6). [...] Quando il soldato gli aprì il fianco, subito ne usci l’acqua e il sangue, versato per la vita del mondo (cfr Gv 6,51). Questa vita del mondo è la costola di Cristo, questa è la costola del secondo Adamo, perché «il primo uomo Adamo divenne un’anima vivente, ma l’ultimo Adamo spirito vivificante» (1Cor 15,45); l’ultimo Adamo è Cristo, la costola di Cristo è la vita della Chiesa. Noi pertanto «siamo membra del suo corpo, essendo fatti della sua carne e delle sue ossa» (Ef 5,30).
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an AL2009
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